venerdì 23 gennaio 2009

HANNO ESONERATO IL MIO MISTER

Sovente sui giornali sportivi rileviamo strane spaccature, giustificate o meno, fra le società di calcio ed i rispettivi tecnici: facciamo riferimento a quegli esoneri che capitano nel bel mezzo della stagione sportiva. Ciò accade per una lunga serie di motivazioni che vanno ad attribuirsi alla non facile convivenza fra le società di calcio stesse e l’operato del singolo tecnico.

Quando ci si mette in gioco sovente si giudica ma, di contro, si viene anche giudicati, e questi giudizi danno ampio spazio alle potenziali possibilità di avere un’ottica diversa da come si fa calcio con i bambini.

Ma veniamo alle possibili ipotesi che giustificano un eventuale esonero del mister, in primo luogo osservandolo, con deformazione professionale, immaginiamo che il tecnico non si dimostra all’altezza dei suoi compiti, oppure si verifichi un possibile conflitto con il gruppo di appartenenza, oppure ancora il non rispetto degli eventuali accordi presi in precedenza con la società.

Prendendo parzialmente le distanze dalle eventuali e sacrosante giustificazioni che motivano un possibile esonero, ci avviciniamo così in un percorso che sovente trova il tecnico esonerato per motivi futili e generici, sovente incomprensibili agli occhi di chi non avrebbe mai creduto che il tecnico si distaccasse dal suo gruppo: quel gruppo di ragazzi che lui stesso ha messo insieme e che, per motivi di incompatibilità, aveva trasferito in toto da una società all’altra. Di punto in bianco viene esonerato, nel bel mezzo della stagione sportiva. Cosa pensare? In qualche maniera i più esperti del settore conoscono la risposta. Ma quello che più ci preme sottolineare ed evidenziare è lo sguardo triste di alcuni bambini, che di botto si trovano senza il proprio mister riconosciuto: di colui che settimana dopo settimana gli telefonava, lo andava a prendere a casa, lo riportava ecc.

Questi ragazzi hanno puntato e si sono fidati della sua paterna educazione sportiva e inoltre si sentivano protetti e compresi, ma la sorte ha deciso che il loro mister, d’ora in avanti, sarà un’altra persona, magari più bravo del precedente.

La nota dolente di questi eventi è il potenziale errore che i tecnici sovente fanno: quello di trasferirsi da una società all’altra portandosi appresso ragazzi per poter fare leva contrattuale con altre società, e le società stesse a loro volta fanno leva su questo per potenziare il loro organico (patrimonio umano) per poi simpaticamente esonerarlo per fargli perdere il potere attribuitogli, potendo contare su dei ragazzi disponibili a seguirlo. Quindi un gioco poco simpatico da attribuire nella stessa misura sia alle società, sia ai potenziali tecnici, probabilmente ignorando o facendo finta di ignorare che in questo meccanismo c’è di mezzo il bambino, una persona con una personalità, una sensibilità, una intelligenza, un titolare di diritti, ma lo stesso che per entrambi i soggetti (società e tecnico) viene inteso come oggetto di scambio a proprio uso e consumo. I bambini non sono mezzi di scambio per favori o compensi (do ut des), ma soggetti che devono essere rispettati e considerati da tutti, specialmente da chi li fa divertire e da chi li veste con maglie dai vari colori per rappresentare la propria Società.

fonte:Calcio RosAzzurro

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